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NARRAZIONI tra fotografia e scrittura

INVITO OK 16

Valeria Dimaggio, Stefano Isidoro Radoani, Annalisa Pisoni, raccontano ognuno con la propria poetica, un’esperienza molto privata, attraverso momenti simbolici che rivelano la vita interiore del soggetto. Sono narrazioni di temi che spesso oscillano fra l’elusione e l’esibizione: il cambio d’identità sessuale e la malattia, qui sono affrontati senza ricerca di fascinazione, e con interpretazioni molto personali.Valeria Dimaggio con Io sono Roberto ci conduce con grazia verso la rinascita di Roberto, libero dalla gabbia di un corpo in cui non si riconosceva e che ora mostra con disinvoltura e ironia. Stefano Isidoro Radoani con Exit, parla di sé autoritraendosi e ci mostra la possibilità di poter convivere col dolore fisico, con la paura di non poter più controllare il proprio corpo, trovando una via d’uscita. Annalisa Pisoni con il video, dal linguaggio più onirico, Anatomia di un battito rappresenta come ricordi e pensieri, anche in un fisico esanime, abbiano la forza di modellare le cose della realtà, anche oltre i limiti della vita individuale. In queste narrazioni il corpo è al centro di paure e tabù di noi contemporanei, oggi più che mai alla ricerca dell’eterna giovinezza e di una salute e di una forma perfette, e così davanti a queste immagini è probabile uno smarrimento iniziale destinato a mutarsi in una sottile sensazione benefica, che deriva forse dall’empatia con i soggetti, con la loro intensità che ci fa diventare non più solo spettatori ma anche partecipi della loro storia.

                                                                                                                                                                                                                                   Piera Cavalieri

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©Valeria Dimaggio IO SONO ROBERTO

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©Stefano Isidoro Radoani EXIT

Made in Korea di FILIPPO VENTURI – NARRAZIONI tra fotografia e scrittura

“Made in Korea” è visitabile su appuntamento da lunedì a sabato 10-12 /15-18, fino al 27 marzo, scrivendo a spazio23fotografia@gmail.com

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Il pluripremiato “Made in Korea” è l’acuto sguardo di Filippo Venturi sulla Corea del Sud oggi. Con un procedere da antropologo, l’autore ha indagato gli effetti distruttivi e inquietanti dello sviluppo economico e tecnologico nella società sudcoreana attuale, in un lungo viaggio da Seoul a Busan. Dopo anni di grande sofferenza, in un tempo recente, la forte ripresa economica ha ribaltato il modo di vivere dei coreani. Il nuovo benessere, come analizzato da Venturi, ha portato con sé una forte competizione, le cui vittime sono gli stessi corani. La Corea diventata uno dei paesi più avanzati, con multinazionali come Samsung, Hyundai, LG, sottopone i suoi abitanti a ritmi di vita folli. Non è concessa la lentezza. La ricerca dell’eccellenza scolastica con uno studio serrato, l’adesione ad ogni costo a convenzionali modelli occidentali di bellezza, anche con la chirurgia estetica, la competizione professionale, hanno, come risvolto della medaglia, la dipendenza da internet, dalle tecnologie, dall’alcol e un elevato tasso di suicidi, soprattutto tra i più giovani. Venturi con il suo occhio attento e sensibile, ci restituisce, attraverso le sue immagini vivide, il resoconto realistico di un paese in balia della sua rincorsa alla modernità. Ma Venturi non è nuovo a questo tipo di ricerca sulle società contemporanee. “L’ira funesta” è un’altra eccellente indagine, questa volta in Italia, su un luogo costruito appositamente, la camera della rabbia, per sfogare gli istinti più bellicosi e gli impulsi violenti a colpi di mazza. Il corpo, che sembra essere il veicolo di liberazione, diventa una possibilità narrativa non verbale.

Piera Cavalieri

QUESTA TERRA, LA MIA TERRA di SANDRO PEZZI

 

Sandro Pezzi ritrae il padre Nazzaro che interpreta la sua vita da lavoratore della terra, amato palcoscenico ed emblema del legame familiare.

“…Quella che viene mostrata è la vita di un padre nella visione di un figlio. Un’interpretazione certamente frutto dei legami familiari ma che ci esemplifica anche una dimensione mitica del lavoro attorno alla terra. Tale tematica ha trovato nella storia dell’arte vari esegeti ma Sandro Pezzi, attraverso l’uso dello smartphone, ne propone una decodificazione contemporanea… La campagna modula un vivere ritmato differentemente. Sandro Pezzi questo ce lo racconta attraverso il padre, uomo che ci presenta il significato del suo vivere in modo avvincente … Stefano Taddei”

“…Sandro Pezzi riprende l’effetto contrastato del paesaggio utlizzando le nuove tecnologie senza alcun lavoro di post-produzione, con un taglio pittorico tutto giocato sul chiaroscuro e pochi colori, scegliendo di seguire le condizioni meteorologiche come facevano i pittori veristi, per ambientare i suoi tableaux vivants contemporanei in cui il vecchio contadino interpreta nelle nostre campagne i gesti usuali e arcaici che soleva fare in passato come fossero elementi di una partitura musicale, in un momento oramai passato ma che ritorna a vivere come se fosse osservato e riprodotto da un occhio esterno e super partes. L’autore ricrea la quotidianità del padre oramai a riposo, facendogli rivivere metaforicamente, anche in modo ironico e dissacrante, gli attimi eterni di un giorno in cui l’uomo era costretto a sottostare alle rigorose leggi della Madre Terra, quei tempi lenti poiché legati alle stagioni…Francesca Baboni”

QUESTA TERRA, LA MIA TERRA di Sandro Pezzi© All rights reserved

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