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Rimanere bambini

 

rimanere bambini

© fotografia Piera Cavalieri

da “Quello che rimane” di Paula Fox

“Hanno scelto di rimanere bambini”, disse lui mezzo addormentato, “senza sapere che nessuno ha questa possibilità”.

Che cos’era un bambino? E come poteva saperlo lei? Dov’era la bambina che era stata? Chi poteva dirle com’era allora ? Aveva una sua fotografia a quattro anni, seduta su una sedia a dondolo di vimini, una sedia da bambini, con le gambe dritte in avanti, con mutandine di cotone bianco, con in testa un panama troppo grande per lei. Chi aveva messo insieme tutte quelle cose? Il panama, la sedia a dondolo, le mutandine di cotone bianco? Chi aveva scattato la fotografia? Stava già ingiallendo. Cosa aveva a che fare con la sua infanzia il giovane Mike, sporco, misterioso, apparentemente indifferente, con quel linguaggio ieratico che allo stesso tempo la insultava e la teneva a distanza? Cosa aveva a che fare con qualsiasi infanzia?…

 

Inaugurazione mostra venerdì 27 gennaio 2017 ore 17, Museo di Sant’Agostino – Genova : IL MEDITERRANEO E L’EUROPA: SGUARDI E RACCONTI DEI PAESAGGI URBANI IN TRASFORMAZIONE

1° Da “LA FABBRICA” di Ilenio Celoria

“A Casale Monferrato la chiamano semplicemente “la fabbrica” forse perché pronunciare la parola Eternit ci fa pensare alle migliaia di morti che i casalesi hanno pianto…”Ilenio Celoria

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2° Da “Lo stato dell’abbandono” di Gianmaria Capuano

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3° Da “I Liberi Giardini di Babilonia” di Clara Cullino

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4°  Da “Per contrasto, linguaggio periferico” di Désirée Maffezzoni

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PORTFOLIO SEGNALATI

Da “Quartiere Diamante. Collina di Begato. Settore 9” di Massimo Cannarella

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Da “Senza titolo” di Paolo Giudici

Appennino intorno Genova

Appennino intorno Genova

 

 

Da “The New London from the Shard_2016″di Roberto Mirulla

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NARRAZIONI tra fotografia e scrittura

INVITO OK 16

Valeria Dimaggio, Stefano Isidoro Radoani, Annalisa Pisoni, raccontano ognuno con la propria poetica, un’esperienza molto privata, attraverso momenti simbolici che rivelano la vita interiore del soggetto. Sono narrazioni di temi che spesso oscillano fra l’elusione e l’esibizione: il cambio d’identità sessuale e la malattia, qui sono affrontati senza ricerca di fascinazione, e con interpretazioni molto personali.Valeria Dimaggio con Io sono Roberto ci conduce con grazia verso la rinascita di Roberto, libero dalla gabbia di un corpo in cui non si riconosceva e che ora mostra con disinvoltura e ironia. Stefano Isidoro Radoani con Exit, parla di sé autoritraendosi e ci mostra la possibilità di poter convivere col dolore fisico, con la paura di non poter più controllare il proprio corpo, trovando una via d’uscita. Annalisa Pisoni con il video, dal linguaggio più onirico, Anatomia di un battito rappresenta come ricordi e pensieri, anche in un fisico esanime, abbiano la forza di modellare le cose della realtà, anche oltre i limiti della vita individuale. In queste narrazioni il corpo è al centro di paure e tabù di noi contemporanei, oggi più che mai alla ricerca dell’eterna giovinezza e di una salute e di una forma perfette, e così davanti a queste immagini è probabile uno smarrimento iniziale destinato a mutarsi in una sottile sensazione benefica, che deriva forse dall’empatia con i soggetti, con la loro intensità che ci fa diventare non più solo spettatori ma anche partecipi della loro storia.

                                                                                                                                                                                                                                   Piera Cavalieri

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©Valeria Dimaggio IO SONO ROBERTO

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©Stefano Isidoro Radoani EXIT