Archive | Autori

RSS feed for this section

SELEZIONE CONCORSO “MARE”

Carolina Cuneo

SONY DSC

Carolina Cuneo – Il respiro dell’onda

SONY DSC

Carolina Cuneo  – Il respiro dell’onda

SONY DSC

Carolina Cuneo – Il respiro dell’onda

SONY DSC

Carolina Cuneo – Il respiro dell’onda

Sergio Giannotta

Untitled 1- Sergio Giannotta

Sergio Giannotta – Untitled

Untitled 2 - Sergio Giannotta

Sergio Giannotta – Untitled

Untitled 3- Sergio Giannotta

Sergio Giannotta – Untitled

Untitled 4- Sergio Giannotta

Sergio Giannotta – Untitled

Umberto Bigoni

iosognoilmare_01-2

Umberto Bigoni – Io sogno il mare iosognoilmare_02-2   Umberto Bigoni – Io sogno il mare

 

 

Barbara Armani

OLYMPUS DIGITAL CAMERA   Barbara Armani – La TvTica

 

 

Davide Bordogna

IL DESIDERIO   Davide Bordogna – Il desiderio

 

 

Wanda D’Onofrio

BIORITMO1   Wanda D’Onofrio – Bioritmo 1

 

Concorso “MARE” SPAZIO23 – fotografia contemporanea congratulandosi con tutti i partecipanti per l’entusiasmo e per la buona qualità delle immagini, ha assegnato i seguenti riconoscimenti:   1° classificato : Carolina Cuneo con “Il respiro dell’onda” 2° classificato : Sergio Giannotta con “Untitled” 3° classificato : Umberto Bigoni con “Io sogno il mare”   le cui opere saranno rese visibili sul sito della galleria e saranno esposte nello spazio della galleria   a seguire in ordine alfabetico   Barbara Armani con “La TvTica” Davide Bordogna con “Il desiderio” Wanda D’Onofrio con “Bioritmo 1” le cui opere selezionate saranno rese visibili sul sito della galleria

 

 

 

 

 

 

Inaugurazione 8 maggio LUMEN . LA SICILIA TRA PITTURA E FOTOGRAFIA

Lumen. La Sicilia tra pittura e fotografia

DSC_0057

Franco Fasulo  Ossidi-Memorie, 2014

Valparaiso (Cile) '99

 

bn072

Tano Siracusa Cile 2011

In Lumen pittura e fotografia non sono a confronto, ma accanto. Nessun duello, dunque, semmai volontà di superare credenze errate e pregiudizi inconsistenti.

Leggere la fotografia attraverso il paradigma della pittura è un errore che ci trasciniamo da molto tempo, troppo. Intravedere un’inadeguatezza artistica, infatti, nelle opere fotografiche sol perché riproducibili è un criterio metodologico di derivazione pittorica del tutto inconsistente e fuorviante poiché coinvolgerebbe non soltanto la fotografia ma anche la scultura, la musica e persino la letteratura.

L’atto fotografico al pari di qualsiasi atto artistico rimane una faccenda aristocratica, nel senso etimologico del termine: solo dei migliori, dei prescelti. Appunto degli artisti. L’artista abita e ci fa abitare poeticamente il mondo poiché ispirato da voce divina, da divina mania, come sostiene Platone. Egli agisce come un metaxu (μεταξύ), un intermediario che riformula l’incodificabile a chi non può intendere il messaggio originario.

 

Invece, i beni più grandi ci provengono mediante una mania che ci viene data per concessione divina […]. L’invasamento e la mania che proviene dalle Muse, che, impossessatasi di un’anima tenera e pura, la desta e la trae fuori di sé nella ispirazione bacchica in canti e in altre poesie, e […] istruisce i posteri[1].

 

Con Lumen entriamo nel mondo rischiarato da sguardi illuminati e attenti, capaci di leggere la realtà senza falsificazioni e con l’accento maturo di chi non vacilla di fronte al disorientamento provocato dall’ipercomunicabilità o dal profluvio di immagini tecniche. Lumen è la nostra lucerna per uscire dalla caverna e riappropriarci della nostra capacità di decrittare il mondo.

Lumen è prospettiva, vista, chiarore, apertura. È luce. Quella siciliana che orienta e ispira gli artisti proposti nella mostra. Lumen è arte. Quella che attraversa la Sicilia scegliendo come propri intermediari questi tre poeti – Franco Fasulo, Franco Carlisi, Tano Siracusa – che ci aprono alla bellezza del reale senza trasfigurazioni: immergendovisi dentro.

La realtà spesso inganna il suo osservatore poiché si moltiplica in molti mondi possibili; non inganna, invece, l’artista ma soltanto perché egli vuol farsi ingannare, perché ha bisogno di infilarsi nella sua trama, di bearsi dei suoi raggiri e di mostrarceli per indurre anche noi alla sorpresa. Ed è la meraviglia a spronarci, obbligandoci a ridefinire il nostro modo di pensare. Non è l’inganno del trompe-l’œil quello di cui qui si discute, ma “l’astuzia dell’immagine” di cui parlava Didi-Huberman, che di colpo devia le nostre prefigurazioni, insinuando il dubbio, pungolando il pensiero, facendo vacillare l’ovvio con cui ci muoviamo nel mondo.

Osservando le opere di Franco Fasulo si riesce a ritrovare il cammino del pittore che abbandona lentamente gli ormeggi del certo, del ben visibile, del figurativo. I colori si stendono armonici, espressivi, vivi in un panorama che racconta delle navi ormeggiate nel porto con tutto il loro carico di storia, di viaggi, di fatica. Fasulo si avvicina sempre di più alle sue navi. I particolari diventano essenziali, contengono l’intero e lo superano. E Fasulo sembra affrancarsi dal limite formale del sensibile. L’astrattismo delle sue tele e dei suoi pastelli, al pari di un mosso fotografico o di un’immagine sfocata o di un dettaglio ingigantito, è però sempre ancorato al vero e all’ordito delle sue forme. Soltanto all’apparenza è aniconico, soltanto uno sguardo disattento non coglie l’analogia con il reale, la fedeltà agli enti. Di essi Fasulo racconta l’infinitamente piccolo o l’infinitamente grande, spingendosi oltre i confini del tangibile. Ma all’osservatore non interessa altro che questa opportunità di viaggiare attraverso quelle navi, quel mare, quella luce siciliana che disperde i particolari e prospetta scenari inimmaginabili e onirici.

In Lumen è proprio la pittura a spingerci a comprendere che cosa ci affascina invece della fotografia: il suo aggancio alla realtà che non si sostanzia nella semplice restituzione. La fotografia prima di essere un analogon del reale è un omologon delle immagini mentali che noi “scattiamo”, attraverso le quali ci pre-figuriamo il mondo, attraverso le quali esperiamo il mondo. Non è speculare alla realtà ma speculare alla nostra immaginazione.

Franco Carlisi e Tano Siracusa non ci dicono della realtà ciò che sappiamo ma ciò che potremmo vedere; ci indirizzano verso ciò che ci sfugge, fagocitato dall’abitudinarietà con cui osserviamo.

Attraverso il mosso, i riflessi, lo sfumato emerge un’aria di autenticità, di sincera intesa con l’evento ritratto, di comunione. Pur se ci sembra di andare oltre la chiarezza del reale, ci ritroviamo invece immersi in esso e lo comprendiamo, lo leggiamo attraverso la bellezza che si fa via maestra per il vero.

Non il kairós è infatti colto nelle loro immagini, semmai l’istante bello, καlόs kairòs: l’essere speciale del referente. L’essenza. Una qualità riconosciuta dal fotografo e sottratta al tempo di qualsiasi mondo possibile, reale o fantastico che sia. Un evento assolutamente unico benché passibile di riproduzione.

Con Lumen comprendiamo fino in fondo che un’opera d’arte è tale solo se c’è un artista che la origina, non importa se fotografo o pittore.

 

L’artista è l’origine dell’opera. L’opera è l’origine dell’artista. Nessuno dei due sta senza l’altro. Tuttavia nessuno dei due, da solo, è in grado di produrre l’altro. Artista ed opera sono ciò che sono, in sé e nei loro reciproci rapporti, in base ad una terza cosa, che è in realtà la prima, e cioè in virtù di ciò da cui tanto l’artista quanto l’opera d’arte traggono il loro stesso nome, in virtù dell’arte[2].

Giusy Randazzo

 

***********************************

Mostra di Pittura e Fotografia

Lumen. La Sicilia tra pittura e fotografia

Opere di Franco Fasulo, Franco Carlisi e Tano Siracusa

A cura di Giusy Randazzo

Allestimento di Piera Cavalieri

Spazio23 – fotografia contemporanea

Vico dietro il Coro della Maddalena 23 r

8 maggio 2014 – 28 maggio 2014

Genova

 



[1] Platone, Fedro, 244 A-245 A.

 

[2] M. Heidegger, Sentieri interrotti (Holzwege), trad. it. P. Chiodi, La Nuova Italia, Firenze 1979, p. 3.

 

CEMENTO


di Piera Cavalieri  (2011)

Non-luogo visionario

Quartiere Begato. Il quartiere più problematico di Genova. La sua storia inizia nel 1984 quando viene costruito il primo caseggiato di case popolari, la Diga Rossa, di 277 appartamenti a cui, dopo pochi anni si è aggiunta la Diga bianca di altri 277 appartamenti. Il degrado oggi è evidente, i palazzi sono fatiscenti, gli ascensori bruciati, i citofoni rotti, sporcizia ovunque, aree incolte e zone che probabilmente sarebbero dovute diventare spazi comuni di aggregazione che non sono mai stati terminati. E’ una mattina d’inverno, a ridosso delle feste natalizie. Ovunque è silenzio, lo spazio dilatato della campagna a due passi e l’aria tersa. Il quartiere ha un volto spettrale, sembra disabitato. Lassù, da una finestra, qualcuno mi sta spiando e appena si accorge di essere visto lascia la tenda e scivola via. Colpisce l’assenza di riferimenti alla vita comune. Begato è diventato un quartiere dormitorio dove vivono molti ex detenuti e tossicodipendenti. L’elevato uso di psicofarmaci e sonniferi aiuta a sopportare il susseguirsi delle giornate non strutturate all’interno degli appartamenti. Nel non-luogo esterno, l’appartamento è l’unico luogo riconosciuto e vivibile. Tra questi mostri di cemento la vita si può solo intuire e queste immagini rappresentano tutto ciò che non ho visto con gli occhi ma che ho sentito.Ogni immagine è un fotocollage. Su ogni foto scattata a Begato, ho inserito altre tracce fotografiche che ho raccolto in spazi urbani e rurali lasciate da uomini che hanno in comune gli stessi codici d’amore, i desideri, i sogni, le speranze e la voglia di libertà.

Piera Cavalieri

Spazio23“tra fotografie e libri continua! potete  trovare CEMENTO in visione presso la Libreria Evoluzione di via Garibaldi 10 – Genova

alveare

 

pecore

auguri copia

fuga copia

libertà

niky copia

 

 

 

fino al 5 maggio : kαλεδοσκοπεω [vedere bello] di Raffaella Castagnoli

 [vedere bello]

Spazio23 – fotografia contemporanea

11 aprile ore 18

                       Inaugurazione mostra fotografica                                 

kαλεδοσκοπεω [vedere bello]

di Raffaella Castagnoli

 Vincitrice del concorso “Creatività e speranza” ideato per continuare il progetto con cui è nato lo spazio espositivo Spazio23 – fotografia contemporanea e cioè dare visibilità agli autori emergenti più meritevoli in campo fotografico – artistico.
La giuria composta da Orietta Bay, Piera Cavalieri, Sandro Iovine, Giancarlo Pinto, Giuliana Traverso ha  selezionato un’unica opera rispettando i criteri di eccellenza che mettono in luce opere particolarmente meritevoli e innovative.

 

 

kαλεδοσκοπεω [vedere bello]

di Raffaella Castagnoli
“ho ripensato alla gioia che provavo da bambina quando appoggiavo l’occhio sul caleidoscopio e con un semplice gesto di rotazione grazie a quei frammenti di vetro colorato creavo un mondo nuovo, pulito, una serie infinita di emozioni colorate e di grazia. Nel tempo della vita ognuno di noi deve prendere i propri frammenti e ricomporli per riuscire ancora a guardarsi in verità. Nel tempo di questa società i frammenti di una realtà incerta, spesso confusa, ricca ma fragile, dove passato presente futuro sembrano sovrapporsi nella velocità imposta, la ricerca della bellezza in un gioco di ritagli di luce mi permette di dilatare i sensi, donare pace alla mente, nutrire lo sguardo per la visione del domani.Questo è il pensiero che ha nutrito la mia creatività per questo progetto: la necessità di intravedere una possibile speranza di rinascita della bellezza in questo mondo, il desiderio di guardare con occhi lucidi d’adulto la realtà e con gli occhi illuminati di un bambino il suo possibile futuro.”