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Rimanere bambini

 

rimanere bambini

© fotografia Piera Cavalieri

da “Quello che rimane” di Paula Fox

“Hanno scelto di rimanere bambini”, disse lui mezzo addormentato, “senza sapere che nessuno ha questa possibilità”.

Che cos’era un bambino? E come poteva saperlo lei? Dov’era la bambina che era stata? Chi poteva dirle com’era allora ? Aveva una sua fotografia a quattro anni, seduta su una sedia a dondolo di vimini, una sedia da bambini, con le gambe dritte in avanti, con mutandine di cotone bianco, con in testa un panama troppo grande per lei. Chi aveva messo insieme tutte quelle cose? Il panama, la sedia a dondolo, le mutandine di cotone bianco? Chi aveva scattato la fotografia? Stava già ingiallendo. Cosa aveva a che fare con la sua infanzia il giovane Mike, sporco, misterioso, apparentemente indifferente, con quel linguaggio ieratico che allo stesso tempo la insultava e la teneva a distanza? Cosa aveva a che fare con qualsiasi infanzia?…

 

NARRAZIONI tra fotografia e scrittura

INVITO OK 16

Valeria Dimaggio, Stefano Isidoro Radoani, Annalisa Pisoni, raccontano ognuno con la propria poetica, un’esperienza molto privata, attraverso momenti simbolici che rivelano la vita interiore del soggetto. Sono narrazioni di temi che spesso oscillano fra l’elusione e l’esibizione: il cambio d’identità sessuale e la malattia, qui sono affrontati senza ricerca di fascinazione, e con interpretazioni molto personali.Valeria Dimaggio con Io sono Roberto ci conduce con grazia verso la rinascita di Roberto, libero dalla gabbia di un corpo in cui non si riconosceva e che ora mostra con disinvoltura e ironia. Stefano Isidoro Radoani con Exit, parla di sé autoritraendosi e ci mostra la possibilità di poter convivere col dolore fisico, con la paura di non poter più controllare il proprio corpo, trovando una via d’uscita. Annalisa Pisoni con il video, dal linguaggio più onirico, Anatomia di un battito rappresenta come ricordi e pensieri, anche in un fisico esanime, abbiano la forza di modellare le cose della realtà, anche oltre i limiti della vita individuale. In queste narrazioni il corpo è al centro di paure e tabù di noi contemporanei, oggi più che mai alla ricerca dell’eterna giovinezza e di una salute e di una forma perfette, e così davanti a queste immagini è probabile uno smarrimento iniziale destinato a mutarsi in una sottile sensazione benefica, che deriva forse dall’empatia con i soggetti, con la loro intensità che ci fa diventare non più solo spettatori ma anche partecipi della loro storia.

                                                                                                                                                                                                                                   Piera Cavalieri

io sono Roberto bassa

©Valeria Dimaggio IO SONO ROBERTO

Photo©StefanoIsidoroRadoani_Exit12

©Stefano Isidoro Radoani EXIT

QUESTA TERRA, LA MIA TERRA di SANDRO PEZZI

 

Sandro Pezzi ritrae il padre Nazzaro che interpreta la sua vita da lavoratore della terra, amato palcoscenico ed emblema del legame familiare.

“…Quella che viene mostrata è la vita di un padre nella visione di un figlio. Un’interpretazione certamente frutto dei legami familiari ma che ci esemplifica anche una dimensione mitica del lavoro attorno alla terra. Tale tematica ha trovato nella storia dell’arte vari esegeti ma Sandro Pezzi, attraverso l’uso dello smartphone, ne propone una decodificazione contemporanea… La campagna modula un vivere ritmato differentemente. Sandro Pezzi questo ce lo racconta attraverso il padre, uomo che ci presenta il significato del suo vivere in modo avvincente … Stefano Taddei”

“…Sandro Pezzi riprende l’effetto contrastato del paesaggio utlizzando le nuove tecnologie senza alcun lavoro di post-produzione, con un taglio pittorico tutto giocato sul chiaroscuro e pochi colori, scegliendo di seguire le condizioni meteorologiche come facevano i pittori veristi, per ambientare i suoi tableaux vivants contemporanei in cui il vecchio contadino interpreta nelle nostre campagne i gesti usuali e arcaici che soleva fare in passato come fossero elementi di una partitura musicale, in un momento oramai passato ma che ritorna a vivere come se fosse osservato e riprodotto da un occhio esterno e super partes. L’autore ricrea la quotidianità del padre oramai a riposo, facendogli rivivere metaforicamente, anche in modo ironico e dissacrante, gli attimi eterni di un giorno in cui l’uomo era costretto a sottostare alle rigorose leggi della Madre Terra, quei tempi lenti poiché legati alle stagioni…Francesca Baboni”

QUESTA TERRA, LA MIA TERRA di Sandro Pezzi© All rights reserved

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